sabato 27 febbraio 2021

ATTACCO E CONQUISTA. La guerra normativa

 


Con il crollo del muro di Berlino ha inizio la Terza guerra mondiale.

Una guerra combattuta più che tra Stati, tra “Prìncipi moderni”: oligarchie private più ricche degli Stati, con propri strumenti politici, comunicativi, legali e militari.

Una guerra in cui il conflitto più taciuto è il più importante: la guerra normativa.

Perché la legge è un’arma, e l’ab-uso del diritto, per conquistare e consolidare il proprio dominio, è una strategia nota da secoli. Eppure, ci siamo fatti trovare impreparati.

A seguito della globalizzazione reggimenti di avvocati e lobbisti si sono dati battaglia, attraverso un vero e proprio “arsenale legale”, seguendo strategie giuridiche a breve, medio e lungo termine che, giocate come una partita a scacchi, non vengono percepite se non quando il progetto è giunto a termine.

La conseguenza di tale “offensiva di tipo giuridico” è che “Prìncipi moderni” hanno assunto il controllo di settori strategici e si sono appropriati in maniera strutturale di risorse vitali: tra queste la più importante è l'acqua.

Analizzare il percorso compiuto per appropriarsi dell'acqua ci consente di comprendere che le modalità attraverso le quali si sono affermate le gestioni delle Big Corporation non sono le regole del mercato, ma l'uso strategico delle leggi.

 











sabato 25 aprile 2020

Guerra economica in pillole. OPA ostile ed attacco multilivello. Mittal vs Arcelor








Le fusioni e le acquisizioni negli ultimi decenni si sono moltiplicate in Europa. In alcuni casi si tratta di c.d “acquisizione ostili” che, rispondendo più alle leggi della geofinanza che dell’economia, sono tese a neutralizzare l’avversario e ridefinire la leadership mondiale del settore[1].

Nel gennaio del 2006 Mittal lanciò una OPA (Offerta Pubblica di Acquisto) ad Arcelor, fiore all’occhiello della siderurgia europea, settore strategico non solo per l’industria, ma perché alla base di numerosi altri settori produttivi strategici, quali l’industria delle armi.  

L’OPA della Mittal è stata ricostruita, nel 2006, dalla scuola di guerra economica francese[2] che ha evidenziato come: “Quando Lakshmi Mittal fece un'offerta pubblica di acquisto ad Arcelor il 27 gennaio 2006, giocò una partita a scacchi degna di Fischer[3], effettuando un attacco su più livelli: economico, politico, comunicativo, ecc.

Sotto l’aspetto comunicativo venne elaborata una sofisticata campagna di comunicazione multipla per convincere azionisti, opinione pubblica, stampa, sindacati, politici, ecc. che il colosso indiano desiderava partecipare alla vita economica del Paese, con un buon piano industriale che comprendeva vantaggi in termini di livelli occupazionali e di condizioni di lavoro, assumendo la responsabilità di mantenere inalterati gli impegni presi precedentemente da Arcelor.

L’operazione ebbe successo. 

Il 25 giugno Arcelor si fuse con Mittal: “Dopo l’acquisizione dell’Arcelor, la famiglia Mittal è comunque rimasta il socio di maggioranza con il 51% della proprietà, mentre la restante era di proprietà a diversi fondi di investimento e istituzioni. Questa configurazione del pacchetto azionario ha reso impossibile una nuova OPA da parte di Arcelor per riconquistare la sua proprietà, denotando una grande intelligenza strategica da parte di Mittal[4]”.

Nel 2007 Mittal registrò profitti record[5]. 

Nel 2008, con l’inizio della crisi, iniziò a ridurre posti di lavoro, fermò, e poi chiuse, impianti[6]

La reazione del mondo politico francese fu durissima, Mittal venne accusata di "mentire", di "non rispettare gli impegni" con lo Stato francese ed invitata a lasciare il Paese[7]. Davanti a tali accuse Mittal affermò di essere sorpreso e scioccato.

Una riflessione finale su questo tema riguarda il comportamento dell’Unione Europea la quale, pur essendo nata dalla CECA, l’organizzazione  per il libero commercio del carbone e dell’acciaio, non ha adottato alcuna misura di difesa di un settore dal valore economico, strategico e simbolico così grande[8].



[1] In queste operazioni obiettivi di grande valore sono rappresentati anche dal saccheggio del know-how.
[2]  https://infoguerre.fr/2006/10/mittal-arcelor-une-opa-hostile/. Lo studio è stato pubblicato nell'agosto 2006 nella recensione di Sentinel (www.infosentinel.com), n. 39, e ripreso anche nel libro di Giuseppe Gagliano. Guerra economica. Stato e impresa nei nuovi scenari internazionali, Goware edizioni.
[4] Giuseppe Gagliano. Guerra economica. Stato e impresa nei nuovi scenari internazionali, Goware edizioni.
[8] Giuseppe Gagliano, cit.

giovedì 23 aprile 2020

Guerra economica in pillole: strategie di influenza e accerchiamento cognitivo. Le lobby dello zucchero.








Uno studio della scuola di guerra economica francese[1] mostra le strategie di influenza e accerchiamento cognitivo poste in atto, sin dagli anni 60 del secolo scorso[2], dalle lobby dello zucchero per contrastare gli studi scientifici che avvertono degli effetti dannosi di un uso eccessivo della dolce polvere bianca[3].

La tattica, in sintesi, consta dei seguenti passaggi:

  •       Attività di lobbismo per fermare una legislazione sfavorevole (ogni anno, solo in Europa, le lobby dello zucchero spendono 21,3 milioni di euro[4]
  •      Inserire propri esperti in diversi comitati scientifici a livello internazionale per bloccare progetti tesi a ridurre lo zucchero, il grasso o il sale nel cibo industriale[5].
  •      Creare siti che diffondano nel pubblico informazioni positive sullo zucchero, informazioni che vengono fatte girare anche sui principali social network.
  •       Organizzare convegni scientifici e offrire premi a ricercatori del settore e opinion leader al fine di indurli a non rivolgere al pubblico una comunicazione troppo catastrofiche.
  •           Creare e finanziare gare di dolci, premiando le migliori pasticcerie.



martedì 7 aprile 2020

Disinformazione ed "effetto valanga"




Nell'ultimo video, Coronavirus e guerra psicologica: i disinformatori e come fermarli, abbiamo parlato di disinformazione e dell’effetto valanga. Oggi facciamo qualche esempio di operazioni di disinformazione che hanno avuto successo grazie all’”effetto valanga”, ossia grazie all'indispensabile contributo dei disinformatori inconsapevoli. 









P.S. L'operazione "Bosnia" è raccontata nel libro di  Giuseppe Gagliano, Deception, Fuoco Edizioni, 2014.

venerdì 27 marzo 2020

Coronavirus e guerra psicologica. I disinformatori, e come fermarli






Nelle ultime settimane numerose persone mi hanno telefonato, o scritto, chiedendomi se vi fossero in atto operazioni di guerra psicologica.

Sì, lo diciamo subito, ma quello che maggiormente preoccupa oggi sono i disinformatori inconsapevoli che permettono agli operatori di guerra psicologica di raggiungere i loro obiettivi. 




lunedì 11 marzo 2019

Gli errori del movimento. Fretta e violenza



Fretta e violenza sono sempre errori fatali, perché la sconfitta è certa. Perché quando le giuste rivendicazioni si connotano di impazienza e violenza i sostenitori si smarriscono. Perché fretta e violenza scatenano paura, e la paura porta, nella migliore delle ipotesi, a disapprovazione e rifiuto. 

E questo meccanismo psicologico è ben conosciuto, soprattutto per gli effetti che ha sulla società civile, anche da tutti i servizi segreti del mondo. Errore che viene quindi, se non commesso spontaneamente dagli aderenti ai movimenti, indotto dagli apparati militari con specifici protocolli.



sabato 9 febbraio 2019

Falsi bersagli e utili idioti



Chi ci dà in pasto slogan, frasi fatte, chi ci martella con la propaganda più feroce, non solo ci vuole ingannare e manipolare ma, fondamentalmente, ci disprezza, considerandoci "Utili idioti".









"La...costruzione di partiti, movimenti, gruppi o organizzazioni di tipo diverso in cui radunare degli «utili idioti» che si agitino, creando situazioni e stati d’animo senz’altro artificiosi... 

Non importa neppure che gli «utili idioti» credano nelle idee a cui giovano…. Possono svolgere la loro funzione per fede, oppure per una qualche convenienza, specificatamente per danaro, o per idiozia pura e semplice. In quest’ultimo caso rientrano anche coloro che sono «utili idioti» senza saperlo, divenuti cioè uomini arma inconsci. A chi muove i fili … basta che si agitino secondo il piano generale (che nella massima parte dei casi non conoscono).

La propaganda non deve basarsi sul ragionamento ma deve colpire attraverso elementi irrazionali, inconsci. Da qui la necessità di preferire al ragionamento, lo slogan, il simbolo, qualcosa che evochi concetti ed esigenze elementari strettamente connesse alla natura dell’uomo o del gruppo interessato…. Tutte le altre elucubrazioni più o meno intellettualistiche non hanno importanza, perché la massa le dimentica ancora prima di averle apprese, come tutte le cose troppo logiche o troppo difficili.. "(1).

1. Guido Giannettini, Tecniche della guerra rivoluzionaria, Roma, I gialli politici, 1965, pp. 52-53.