Nelle
ultime settimane numerose persone mi hanno telefonato, o scritto, chiedendomi se
vi fossero in atto operazioni di guerra psicologica.
Sì, lo diciamo subito,
ma quello che maggiormente preoccupa oggi sono i disinformatori inconsapevoli
che permettono agli operatori di guerra psicologica di raggiungere i loro obiettivi.
Fretta e violenza sono sempre errori fatali, perché la sconfitta è certa. Perché quando le giuste rivendicazioni si connotano di impazienza e violenza i sostenitori si smarriscono. Perché fretta e violenza scatenano paura, e la paura porta, nella migliore delle ipotesi, a disapprovazione e rifiuto.
E questo meccanismo psicologico è ben conosciuto, soprattutto per gli effetti che ha sulla società civile, anche da tutti i servizi segreti del mondo. Errore che viene quindi, se non commesso spontaneamente dagli aderenti ai movimenti, indotto dagli apparati militari con specifici protocolli.
Chi ci dà in pasto slogan, frasi fatte, chi ci martella con la propaganda più feroce, non solo ci vuole ingannare e manipolare ma, fondamentalmente, ci disprezza, considerandoci "Utili idioti".
"La...costruzione di partiti, movimenti, gruppi o organizzazioni di tipo diverso in cui radunare degli «utili idioti» che si agitino, creando situazioni e stati d’animo senz’altro artificiosi...
Non importa neppure che gli «utili idioti» credano nelle idee a cui giovano…. Possono svolgere la loro funzione per fede, oppure per una qualche convenienza, specificatamente per danaro, o per idiozia pura e semplice. In quest’ultimo caso rientrano anche coloro che sono «utili idioti» senza saperlo, divenuti cioè uomini arma inconsci. A chi muove i fili … basta che si agitino secondo il piano generale (che nella massima parte dei casi non conoscono).
La propaganda non deve basarsi sul ragionamento ma deve colpire attraverso elementi irrazionali, inconsci. Da qui la necessità di preferire al ragionamento, lo slogan, il simbolo, qualcosa che evochi concetti ed esigenze elementari strettamente connesse alla natura dell’uomo o del gruppo interessato…. Tutte le altre elucubrazioni più o meno intellettualistiche non hanno importanza, perché la massa le dimentica ancora prima di averle apprese, come tutte le cose troppo logiche o troppo difficili.. "(1).
1. Guido Giannettini, Tecniche della guerra rivoluzionaria, Roma, I gialli politici, 1965, pp. 52-53.
Ieri e oggi, le stesse manipolazioni e gli stessi inganni portati avanti dalla peggiore propaganda.
In questo video la dimostrazione di quanto sia facile prenderci in giro facendo leva sulle nostre debolezze. La dimostrazione di come si commettano sempre gli stessi errori e si cada sempre nelle stesse ciniche manipolazioni messe in atto dalla peggiore propaganda portata avanti da persone irresponsabili.
E il meccanismo messo in atto da questi irresponsabili è sempre lo stesso: «È sempre dal caos che essi traggono la propria legittimità di protettori del «Noi» e tutti fanno leva sulle stesse corde psico-affettive (paura-risentimenti-frustrazione)»[1].
Una volta individuato e/o creato il «nemico», questi folli chiamano alla violenza pubblica come legittima difesa nei confronti di coloro che sono designati come responsabili della crisi («Non abbiamo scelta – dice – siamo costretti a difenderci contro questa gente. È una questione di identità: ne va della nostra sopravvivenza»[2]) e sviluppano nei loro confronti un linguaggio e degli atteggiamenti che mirano a svalutarli come esseri umani: «...Quando un leader mosso da tali intenzioni accede alle più alte responsabilità dello Stato una tappa cruciale è superata, si ha legittimazione politica di quello che non era altro che un discorso di protesta (recuperando le paure e le frustrazioni sociali) e che diventa ormai strategia di governo. Giunti al potere sono convinti di avere una vocazione. Si attribuiscono un aspetto di profeti obbligati a compiere ciò che hanno annunciato»[3] e, per la popolazione, inizia la “discesa verso l’inferno.
[1]J.Semelin, Purificare e distruggere. Usi politici dei
massacri e dei genocidi. Einaudi, 2007.
Da giorni gira il video
dell’incontro/scontro avvenuto sulla 7 ad Otto e mezzo (08 gennaio 2019) tra il
filosofo Massimo Cacciari e il ministro Giulia Buongiorno.
Questo scontro, evidenziato
da molti, è stato variamente interpretato.
Dal momento che ritengo
lo scambio sia stato interpretato da molti in maniera non corretta - purtroppo anche da
figure istituzionali – ritengo importante fare
un po’ di chiarezza, perché dietro quello
scontro c’è il nostro mondo, la nostra storia, le nostre tragedie e le nostre
conquiste.
Europa e immigrazione. Come si costruisce
il nemico.
1.
L’unione oggi. 2. L’unione ieri. 3. Il nazionalismo. 4. Come si costruisce il nemico. 5. Quando il nemico diventa strumento politico.
Premessa.
Per
capire fatti di oggi (l’immigrazione e la reazione xenofoba, la crisi
economica, il ritorno del nazionalismo a fronte di un’Europa che avanza sempre
più facendo perdere fette di sovranità ai vari stati) occorre avere non solo il
quadro d’insieme, ma anche il quadro degli eventi del passato, per capire come
la storia si ripeta con modalità sempre identiche.
1.L’Unione oggi.
È
il 13 dicembre 2007 quando a Lisbona viene firmato il Trattato che istituisce
l’Unione Europea.
Il
progetto, il sogno di un nuovo ordine che serva a regolare i conflitti e
distribuire equamente le ricchezze tra le nazioni perché non si debbano più
ripetere gli orrori e le stragi del passato, pare raggiunto. A più di 50 anni
dal primo passo, dalla nascita della CEE, l’Europa è finalmente unita.
Eppure,
sin da subito, sono in molti a rilevare come l’Unione Europea appena nata abbia
ben poco in comune con il progetto europeo originario[1], mentre insigni
economisti, tra cui due premi Nobel[2], avvertono dei pericoli
che quell’unione meramente valutaria[3] e fondata sulla «libera
concorrenza senza distorsioni», ovvero: «quel libero mercato in cui chi è più
forte, in termini commerciali, è libero di annientare il più debole»,
rappresenta per il futuro dell’Europa. Ma la loro voce resta inascoltata, e l’8
agosto del 2008 il Parlamento italiano ratifica il Trattato e l’Italia è tra i
paesi fondatori, ma per lo storico evento, il più rilevante dopo l’Unità
d’Italia, nessun festeggiamento, la nuova Europa sembra senz’anima...