mercoledì 30 giugno 2021

Recovery Fund e sistemi idrici: “Il diritto dell’acqua è una priorità anche in Italia”.

 




Recovery Fund e sistemi idrici: "Il diritto dell'acqua è una priorità anche in Italia". Documento della Commissione Intelligence giuridica del Laboratorio sull’intelligence dell'Università di Calabria.
Rende, 29.6.3021 - La Commissione Intelligence giuridica costituita all'interno del Laboratorio sull’intelligence dell'Università di Calabria, diretto da Mario Caligiuri, ha redatto un documento sul Recovery Fund e i sistemi idrici per evidenziare il diritto dell'acqua.

La commissione è coordinata dalla giurista, docente e saggista Solange Manfredi ed è composta da Maurizio Montalto (consulente del Consiglio Nazionale Forense in materia di diritto all’acqua e diritto dell’ambiente e Presidente dell’Istituto Italiano per gli Studi delle Politiche Ambientali), Silvia Sticca (assistente di Studio presso il Consiglio Superiore della Magistratura e consulente della Commissione Parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali anche straniere), Ivano Cimatti (specialista nel diritto agro alimentare e nella contrattualistica). Il documento programmatico approvato dalla Commissione recita:
"Tra le risorse materiali, obiettivo primario della guerra economica è l'acqua, come sottolinea in un suo saggio il generale francese Jean Pichot-Duclos. Nel 2015, il Forum Economico Mondiale ha indicato nei problemi legati all’acqua il più grande rischio globale nel prossimo decennio. Proprio per questo il controllo sull’acqua, da problema geopolitico, è divenuto problema di difesa e sicurezza nazionale. La conseguenza è che non solo il controllo e la gestione delle risorse idriche sono considerate altamente strategiche dalle autorità politiche, in quanto elementi imprescindibili per la sopravvivenza delle nazioni. In ogni caso, il “bisogno” di acqua è gestito come una vera e propria arma politica e militare.

Per l’acqua si combatte da decenni e, tra le guerre in corso, è tra quelle più complesse, con le armi e con le leggi. Infatti, la violenza necessaria per conquistare la risorsa dipende unicamente dalla sua disponibilità e dalla possibilità di approvvigionamento. Sino a quando l'acqua è disponibile, e l’impiego permette di proseguire la produzione senza troppi sacrifici, gli attacchi vengono portati attraverso la guerra normativa “di forti poteri economici in grado di prendere il controllo o deviare a proprio vantaggio risorse idriche preziose, sottraendole a comunità locali o a intere nazioni.”

È il cosiddetto water grabbing o “accaparramento dell’acqua” il cui obiettivo non è solo quello di assicurarsi la risorsa. Infatti, “una strategia che si rispetti deve prevedere anche le “riserve strategiche”, ossia la capacità di immagazzinare, o comunque, avere a disposizione la risorsa, anche quando scarsa o quando impossibilitati, magari per un conflitto, per gli anni a venire, così da poter garantire il proseguire della produzione".

Il settore in Italia appare vulnerabile poiché la Nazione non ha definito una strategia di difesa della sicurezza nazionale in questo ambito. Proprio per questo la commissione di studio Intelligence giuridica del Laboratorio sull'intelligence dell'Università della Calabria si intende occupare di acqua. Infatti, l’appropriazione dell’acqua, che nega il diritto, passa attraverso soluzioni normative concrete che sottraggono alla comunità la gestione della preziosa risorsa tramite processi graduali e impercettibili. Singoli passaggi che come tasselli di un puzzle, attraverso l’uso strumentale del sistema delle norme, compongono un articolato disegno e creano le condizioni strutturali affinché il diritto sia poi sostanzialmente in parte negato. Un meccanismo complesso che è possibile indagare e focalizzare nel metodo, individuandone gli attori reali, la struttura e il luogo.

Particolare attenzione sarà dedicata alla crescente richiesta di norme per favorire l’informatizzazione estrema delle risorse idriche. La vulnerabilità della rete deve preoccupare, poiché la manomissione o l’utilizzo improprio del sistema potrebbe pregiudicare la regolare erogazione d’acqua a 60 milioni di cittadini. In questo scenario potrebbero destare preoccupazione la gestione delle fonti d’acqua e la vulnerabilità delle tecnologie in campo. Conoscere il quadro d’insieme consente un confronto consapevole sul tema e crea le condizioni per la difesa delle sovranità idrica, la sicurezza nazionale e il riconoscimento concreto del diritto all’acqua. È questo il contributo scientifico e culturale che intendiamo offrire alla comunità di intelligence nazionale".


Al via la commissione di Intelligence giuridica

costituita all’interno del Laboratorio sull’intelligence dell’Università di Calabria




Intelligence giuridica, al via la Commissione di studi presso il Laboratorio sull'Intelligence dell'Università della Calabria diretto da Mario Caligiuri. Coordinatrice Solange Manfredi.
Con l’istituzione della Commissione di Intelligence giuridica p
roseguono le attività della Laboratorio sull'intelligence per promuovere una cultura scientifica sull'intelligence nei settori strategici per il Paese.
Il Direttore del Laboratorio Mario Caligiuri spiega che “Il diritto è sempre stato uno strumento di potere. Nella guerra senza limiti del XXI secolo, assume un grande rilievo quella normativa, della quale non si parla abbastanza, pur essendo crescente dalla fine della guerra fredda. È un aspetto non sufficientemente considerato, che, pur incidendo sulla sicurezza nazionale, non ha finora registrato una marcata attenzione dei Servizi. La disattenzione verso le reali conseguenze delle leggi ha permesso che alcuni poteri conquistassero il mercato globale del diritto finanziario e commerciale, attraverso un’attività normativa che spesso non viene sufficientemente percepita a livello istituzionale”.
La Commissione multidisciplinare, intende studiare l’ambiente giuridico, intercettare le "aree grigie" normative, individuare e valutare pericoli e minacce, monitorare le operazioni di influenza e le strategie legali che Stati e privati pongono in essere nei vari fori multilaterali e che possono avere un impatto su questioni culturali, politiche, economiche, finanziarie, sociali e scientifiche del Paese, promuovere l’attuazione di una strategia di cooperazione giudiziaria internazionale.
La commissione è composta da Maurizio Montalto (consulente del Consiglio Nazionale Forense in materia di diritto all’acqua e diritto dell’ambiente e Presidente dell’Istituto Italiano per gli Studi delle Politiche Ambientali), Silvia Sticca (assistente di Studio presso il Consiglio Superiore della Magistratura e consulente della Commissione Parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali anche straniere), Ivano Cimatti (specialista nel diritto agro alimentare e nella contrattualistica nella fase patologica, ossia nel contenzioso). A coordinare la Commissione è stata chiamata Solange Manfredi, giurista, saggista, docente di guerra psicologica al Master di Intelligence dell’Università della Calabria.
Nella Commissione saranno poi inseriti, in base alle tematiche affrontate, esperti provenienti da vari settori disciplinari, dell’accademia e del mondo produttivo.
Il primo atto sarà la costituzione di gruppi di lavoro con la definizione delle tematiche di studio degli aspetti più attuali del fenomeno, tra cui:
Guerra normativa e intelligence
Analisi del quadro giuridico, e l’individuazione dei settori più a rischio per la sicurezza e la stabilità del Paese. L'individuazione dei settori più vulnerabili Analisi dei rischi.
Geopolitica e intelligence giuridica
Le normative comunitarie, internazionali, i trattati, la lex mercatoria, l'impatto delle riforme giuridiche sull’organizzazione del potere e della società, anaisi per valutare loro conseguenze ed effetti a medio e lungo termine sotto l’aspetto giuridico, politico, sociale e culturale del Paese.
Nell'ambito della formazione, si approfondiranno le strategie per influenzare lo sviluppo del diritto, dell'istruzione e dei sistemi giuridici. In tale quadro assumono importanza i modelli in competizione, con quelli angloamericani attualmente predominanti.



mercoledì 21 aprile 2021

GUERRA NORMATIVA




 


Guerra normativa, nuovo studio di Solange Manfredi pubblicato sul portale Società Italiana di Intelligence SOCINT Press. La ricerca tratta il tema del diritto utilizzato come strumento di potenza nella competizione internazionale e delinea le caratteristiche di una attività di intelligence giuridica.

Negli ultimi 30 anni si è sentito spesso parlare di guerra economica, meno di guerra normativa. E questo è strano perché, come sottolinea Katarina Pistor, “Non è la mano invisibile di Smith a regolare il mercato, ma una competizione feroce in cui vince chi riesce a dettare le regole del gioco, ossia la legge”. È, infatti, la legge crea ricchezza e disuguaglianza, che distribuisce il potere a tutti i soggetti, che determina cosa persone e aziende possono, o non possono, fare. Proprio per questo, anche nella guerra economica, la vera guerra si gioca a monte, ed è la guerra normativa.

La legge è un’arma, e l’ab-uso del diritto, per conquistare e consolidare il proprio dominio, è una strategia nota da secoli. Eppure, ci siamo fatti trovare impreparati.

Oggi il diritto, soprattutto in alcuni settori, è in mano al potere economico e finanziario perché in questo nuovo paesaggio giuridico aperto dalla globalizzazione non si è saputo anticipare le norme a monte, non si è saputo esercitare la necessaria influenza sul loro sviluppo o, al più, ci si è rifugiati nel comodo cantuccio dell’elaborazione di principi che, come già successo per i nostri principi costituzionali, si sono potuti lasciare lì, come non esistessero, dando la possibilità ad altri poteri di elaborare strumenti e accordi che li negavano alla radice, marginalizzando la politica e lasciando lo Stato solo a dover cercare di risolvere le problematiche, sempre più gravi, di instabilità interna

Il diritto della concorrenza è assolutamente da salutare con favore perché stimola innovazione e produttività, ma si deve vigilare perché attraverso gli strumenti del diritto non si creino situazioni che favoriscano comportamenti predatori, rendite ingiustificate o che, peggio ancora, premino i peggiori.

Ecco perché è importante creare apposite strutture di intelligence giuridica per la prevenzione dei rischi e la gestione delle crisi.




sabato 27 febbraio 2021

ATTACCO E CONQUISTA. La guerra normativa

 


Con il crollo del muro di Berlino ha inizio la Terza guerra mondiale.

Una guerra combattuta più che tra Stati, tra “Prìncipi moderni”: oligarchie private più ricche degli Stati, con propri strumenti politici, comunicativi, legali e militari.

Una guerra in cui il conflitto più taciuto è il più importante: la guerra normativa.

Perché la legge è un’arma, e l’ab-uso del diritto, per conquistare e consolidare il proprio dominio, è una strategia nota da secoli. Eppure, ci siamo fatti trovare impreparati.

A seguito della globalizzazione reggimenti di avvocati e lobbisti si sono dati battaglia, attraverso un vero e proprio “arsenale legale”, seguendo strategie giuridiche a breve, medio e lungo termine che, giocate come una partita a scacchi, non vengono percepite se non quando il progetto è giunto a termine.

La conseguenza di tale “offensiva di tipo giuridico” è che “Prìncipi moderni” hanno assunto il controllo di settori strategici e si sono appropriati in maniera strutturale di risorse vitali: tra queste la più importante è l'acqua.

Analizzare il percorso compiuto per appropriarsi dell'acqua ci consente di comprendere che le modalità attraverso le quali si sono affermate le gestioni delle Big Corporation non sono le regole del mercato, ma l'uso strategico delle leggi.

 











sabato 25 aprile 2020

Guerra economica in pillole. OPA ostile ed attacco multilivello. Mittal vs Arcelor








Le fusioni e le acquisizioni negli ultimi decenni si sono moltiplicate in Europa. In alcuni casi si tratta di c.d “acquisizione ostili” che, rispondendo più alle leggi della geofinanza che dell’economia, sono tese a neutralizzare l’avversario e ridefinire la leadership mondiale del settore[1].

Nel gennaio del 2006 Mittal lanciò una OPA (Offerta Pubblica di Acquisto) ad Arcelor, fiore all’occhiello della siderurgia europea, settore strategico non solo per l’industria, ma perché alla base di numerosi altri settori produttivi strategici, quali l’industria delle armi.  

L’OPA della Mittal è stata ricostruita, nel 2006, dalla scuola di guerra economica francese[2] che ha evidenziato come: “Quando Lakshmi Mittal fece un'offerta pubblica di acquisto ad Arcelor il 27 gennaio 2006, giocò una partita a scacchi degna di Fischer[3], effettuando un attacco su più livelli: economico, politico, comunicativo, ecc.

Sotto l’aspetto comunicativo venne elaborata una sofisticata campagna di comunicazione multipla per convincere azionisti, opinione pubblica, stampa, sindacati, politici, ecc. che il colosso indiano desiderava partecipare alla vita economica del Paese, con un buon piano industriale che comprendeva vantaggi in termini di livelli occupazionali e di condizioni di lavoro, assumendo la responsabilità di mantenere inalterati gli impegni presi precedentemente da Arcelor.

L’operazione ebbe successo. 

Il 25 giugno Arcelor si fuse con Mittal: “Dopo l’acquisizione dell’Arcelor, la famiglia Mittal è comunque rimasta il socio di maggioranza con il 51% della proprietà, mentre la restante era di proprietà a diversi fondi di investimento e istituzioni. Questa configurazione del pacchetto azionario ha reso impossibile una nuova OPA da parte di Arcelor per riconquistare la sua proprietà, denotando una grande intelligenza strategica da parte di Mittal[4]”.

Nel 2007 Mittal registrò profitti record[5]. 

Nel 2008, con l’inizio della crisi, iniziò a ridurre posti di lavoro, fermò, e poi chiuse, impianti[6]

La reazione del mondo politico francese fu durissima, Mittal venne accusata di "mentire", di "non rispettare gli impegni" con lo Stato francese ed invitata a lasciare il Paese[7]. Davanti a tali accuse Mittal affermò di essere sorpreso e scioccato.

Una riflessione finale su questo tema riguarda il comportamento dell’Unione Europea la quale, pur essendo nata dalla CECA, l’organizzazione  per il libero commercio del carbone e dell’acciaio, non ha adottato alcuna misura di difesa di un settore dal valore economico, strategico e simbolico così grande[8].



[1] In queste operazioni obiettivi di grande valore sono rappresentati anche dal saccheggio del know-how.
[2]  https://infoguerre.fr/2006/10/mittal-arcelor-une-opa-hostile/. Lo studio è stato pubblicato nell'agosto 2006 nella recensione di Sentinel (www.infosentinel.com), n. 39, e ripreso anche nel libro di Giuseppe Gagliano. Guerra economica. Stato e impresa nei nuovi scenari internazionali, Goware edizioni.
[4] Giuseppe Gagliano. Guerra economica. Stato e impresa nei nuovi scenari internazionali, Goware edizioni.
[8] Giuseppe Gagliano, cit.

giovedì 23 aprile 2020

Guerra economica in pillole: strategie di influenza e accerchiamento cognitivo. Le lobby dello zucchero.








Uno studio della scuola di guerra economica francese[1] mostra le strategie di influenza e accerchiamento cognitivo poste in atto, sin dagli anni 60 del secolo scorso[2], dalle lobby dello zucchero per contrastare gli studi scientifici che avvertono degli effetti dannosi di un uso eccessivo della dolce polvere bianca[3].

La tattica, in sintesi, consta dei seguenti passaggi:

  •       Attività di lobbismo per fermare una legislazione sfavorevole (ogni anno, solo in Europa, le lobby dello zucchero spendono 21,3 milioni di euro[4]
  •      Inserire propri esperti in diversi comitati scientifici a livello internazionale per bloccare progetti tesi a ridurre lo zucchero, il grasso o il sale nel cibo industriale[5].
  •      Creare siti che diffondano nel pubblico informazioni positive sullo zucchero, informazioni che vengono fatte girare anche sui principali social network.
  •       Organizzare convegni scientifici e offrire premi a ricercatori del settore e opinion leader al fine di indurli a non rivolgere al pubblico una comunicazione troppo catastrofiche.
  •           Creare e finanziare gare di dolci, premiando le migliori pasticcerie.



martedì 7 aprile 2020

Disinformazione ed "effetto valanga"




Nell'ultimo video, Coronavirus e guerra psicologica: i disinformatori e come fermarli, abbiamo parlato di disinformazione e dell’effetto valanga. Oggi facciamo qualche esempio di operazioni di disinformazione che hanno avuto successo grazie all’”effetto valanga”, ossia grazie all'indispensabile contributo dei disinformatori inconsapevoli. 









P.S. L'operazione "Bosnia" è raccontata nel libro di  Giuseppe Gagliano, Deception, Fuoco Edizioni, 2014.